La catacomba è conosciuta col nome di catacomba di Massimo, dal nome del proprietario del terreno in cui fu scavata, come era previsto dalla legge vigente. Dopo l'editto di Milano del 313 la catacomba prende il nome della martire più conosciuta ivi sepolta; in molti casi nei documenti antichi è trasmessa la duplice denominazione. Nel Liber Pontificalis appare per la prima volta il nome di catacomba di Santa Felicita. Nel XVII secolo la catacomba era conosciuta col nome di catacomba di Sant'Antonio, in quanto il terreno in cui si trovava era di proprietà del monastero di Sant'Antonio, collocato nella cittadina francese di Vienne.
Nella catacomba sono ricordati due martiri: Felicita e il
figlio Silano. In realtà la Depositio martyrum alla data del 10 luglio, ricorda il martirio di Felicita e di altri sette
martiri, che la successiva tradizione, a causa di una leggendaria passio
del V secolo, ha reso tutti fratelli e figli di Felicita: di essi, uno fu
sepolto con la madre nella catacomba di Massimo (Silano), e gli altri sepolti
nelle catacombe dei Giordani (Marziale, Vitale e Alessandro), di Priscilla
(Felice e Filippo) e di Pretestato (Gennaro). Questi martiri sarebbero stati
uccisi durante l'impero di Marco Aurelio (II secolo) e sepolti in cimiteri
diversi di Roma. Ancora oggi gli studiosi si dividono sulla storicità della passio
e sul legame di parentela dei martiri: di certo nell'antichità il dies
natalis di questi martiri, ossia il giorno commemorativo della loro morte,
era ricordato in modo particolare con una festa popolare, da cui derivò una
intensa devozione fino all'Alto Medioevo.
| Immagine medievale del martirio di Santa Felicita e dei suoi sette figli |
La devozione popolare si è manifestata con la costruzione, nella catacomba, di una basilichetta ipogea dedicata al martire Silano, e, in superficie, di un oratorio dedicato a Felicita. Queste due costruzioni si devono a Papa Bonifacio I (418-422), il quale poi si fece a sua volta seppellire in un sepolcro subdiale, accanto all'oratorio di Felicita. Queste tre costruzioni erano ancora visibili nel XVI secolo e compaiono nella pianta di Roma del Bufalini del 1551.
| Pianta del Bufalini, fuori Porta Salara (1551) |
La catacomba si articola su tre livelli: nel primo livello,
quello più antico, è posta la piccola basilica dedicata al martire Silano, la
cui costruzione risale alla seconda metà del IV secolo: le reliquie del martire
erano poste in un altare in fondo alla basilichetta. Nello stesso ambiente vi
era una pittura, scoperta nel 1884 e risalente alla fine del VII secolo o gli
inizi dell'VIII, di matrice bizantina, che ritrae Felicita circondata dai suoi
sette figli. Di essa oggi rimangono pochi frammenti, a causa di una frana della
parete: si conserva comunque una copia, fatta eseguire dal de Rossi al pittore
Gregorio Mariani.
L’attuale ingresso delle catacombe è in Via Simeto, 2; sono
aperte il 23 novembre, giorno in cui si festeggia Santa Felicita.
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